Lisandro Rota2018-12-11T19:31:24+00:00

LISANDRO ROTA

LISANDRO ROTA PER ATYPIC ART

Lisandro Rota è nato a Lucca nel 1946. Da autodidatta, inizia l’attività pittorica a partire dal 1969. Partecipa a mostre personali, collettive e premi in varie città italiane, ricevendo sempre consensi più che lusinghieri di critica e di pubblico. Inizialmente attratto dal filone paesaggistico, gradualmente la sua pittura ha sterzato su di un mondo più surreale e inquieto; dai primissimi anni del nuovo millennio Rota approda, con rinnovato slancio creativo, allo stile e ai modi attuali, per una figurazione molto più rasserenante ed ironica, con cui schernire affettuosamente l’uomo e le sue irrinunciabili abitudini. Scrive in proposito Marco Palamidessi: “In quest’arte l’ironia, sdrammatizzazione salvifica e beata, penetra fin dentro ai titoli per farsi dolce schernire delle manie e dei vezzi umani, senza per questo scadere in abusate e trite volgarità”. Molte delle sue opere si trovano in importanti collezioni sparse in tutto il mondo. Vive e lavora nella città natale.

Alcune mostre recenti:

2010 – personale “Evasioni low cost” galleria Fondazione Banca del Monte di lucca – Lucca
2011 – personale “ Breve viaggio nell’ immaginario all inclusive” – Atelir antiquario – Pistoia
2011 – Personale “Arte al Plurale 3” – Palazzo Carli, Sillico di Pieve Fosciana (LU)
2012 – Personale “All’ ultimo momento” Palazzo Comunale, Capannori (LU)

Quando un curatore d’arte come me, figura diversa dal critico, si trova a dover parlare di un artista incrocia sempre qualche difficoltà. Un po’ perché digiuno delle cognizioni storico artistiche (ahimé) ed un po’ perché, spesso, è costretto dal ruolo che ricopre a dover scrivere due righe di presentazione quasi forzatamente. Questo, però, non è il caso di Lisandro Rota. Non lo è perché della sua pittura mi sono innamorato fin dal primo momento, direi un vero e proprio coupe de foudre e vi assicuro che io non sono tipo da innamoramenti facili, specialmente quando si parla d’arte. In verità sono sempre molto critico e guardingo, forse anche troppo non lo nego, verso molti pittori. Non certo verso la persona in sé per sé, me ne guarderei bene, ma verso la sua pittura. Il mio, comunque, non è un pregiudizio nei confronti di nessuno, è soltanto che, necessariamente e volutamente, faccio delle scelte separando ciò che mi piace da quello che non mi piace. Potrà sembrarvi normale ma, vi assicuro, per molti in questo “mondo artistico”, non è così. C’è una quantità esagerata di pittori, ma non è questo il punto. Chiunque può dipingere, non sarò certo io a proibirlo, ma fin troppi si arrogano il diritto di salire nell’Olimpo dell’arte. Dopo “lei non sa chi sono io!” l’altra perentoria affermazione che mi fa più ridere è “Io sono un artista!”. Andiamoci piano con le parole. Leo Longanesi diceva, e come dargli torto, che “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati”. Con questo non voglio erigere Rota ad artista puro ed incontaminato, certo è, però, che lui ha dieci, cento, mille storie da raccontare e riesce anche a farlo con quel suo piglio artistico tutto personale in cui si immedesima con il suo racconto in un tutt’uno che crea sensazioni particolari. È un bimbo – il fanciullino di pascoliana memoria- che trovato il gioco, il lazzo, non vede l’ora di dipingere per comunicare il suo senso ironico, la sua boutade. Il nostro Lisandro ha iniziato a dipingere, da autodidatta, alla fine degli anni sessanta, quasi sommessamente, in punta di piedi, senza rivendicare non so quali autorità e diritti ed ha pian piano trovato un suo percorso, un suo mondo. Dapprima i paesaggi erano i suoi stilemi iconografici, poi la sua pittura è andata sempre più perfezionandosi in tecnica ed in tematica. Oggi, dopo un percorso ultra quarantennale ha trovato nel suo mondo pittorico, direi di post-espressionismo, il suo “capezzolo” , mi si passi il termine, dove attingere nutrimento per la sua arte. Ancor più, però, in quell’espressionismo che diviene un realismo magico, onirico, dove si può dir tutto ed il contrario di tutto, ma dove il pittore fa la differenza. La fa con la tecnica e con l’ironia. Doti queste di cui Rota non manca sicuramente, anzi, in cui trova la sua forza e il suo trampolino. Il sereno universo poetico di Lisandro Rota rientra a pieno titolo nella corrente del realismo fantastico toscano, a suo tempo ben definito da Tommaso Paloscia, che ha anagraficamente il suo caposcuola in Antonio Possenti, anch’egli lucchese come il nostro artista. Di qualche lustro più giovani di Possenti, Luca Alinari e Giuliano Ghelli hanno dato corpo e sostanza ad un filone artistico che successivamente ha avuto in Giampaolo Talani, Francesco Nesi, Alessandro Facchini, Enrico Bandelli, Beppe Francesconi, i giovani Francesco Sammicheli e Simone Cioni ed altri i continuatori di un’interpretazione onirica della nostra terra e dei suoi personaggi. Mentre gli autori dell’entroterra hanno incastonato le loro storie sullo sfondo delle colline toscane (Alinari, Ghelli, Bandelli) o dei frammenti più evidenti del centro storico fiorentino (Facchini, Nesi), quelli che volgono lo sguardo verso la costa tirrenica (Possenti, Talani) hanno avuto come comun denominatore il mare accompagnato dall’inesauribile corollario di simboli che l’accompagna. Lisandro Rota appartiene a questo schieramento, fa parte dei pittori che “sentono” il mare come naturale referente della loro ispirazione artistica. La provincia lucchese, d’altronde, è zona di confine, nel senso più interessante del termine, tra le montagne ed il mare. E Rota ha scelto il mare come suo orizzonte pittorico. Forse per lui il mare può evocare ancor di più, sottolineandolo, il suo mondo ironico. Trattandosi di artisti dalla spiccata personalità – quelli del realismo fantastico toscano – ognuno di loro declina le proprie interpretazioni secondo tecniche, stilemi, estri, fantasie e contenuti del tutto personali e originali. Rota, a differenza di Possenti e Talani, ha nella figura femminile il suo contraltare. Le sue donne sovrabbondanti sembrano uscite dal ricco universo felliniano per il taglio caricaturale (tanto caro al regista di Rimini) , come ricorda Marco Palamidessi in un suo testo, con cui l’artista definisce le sagome e le psicologie evidenziate con sottolineature sarcastiche e paradossali. Sono emblematici, al riguardo, due quadri: una Leda col cigno e un’Eva con serpente al guinzaglio. Ma per quasi tutti i suoi dipinti, non è difficile evocare queste riflessioni. È inutile non riconoscerlo, Rota è un poeta della pittura. Ma non basta, sa anche dipingere. Strano? Oggi non sarà strano ma comunque difficile trovare persone che hanno qualcosa di nuovo da dire e sanno anche dirlo. Rota sa rappresentare in modo magnifico il suo mondo, in una univocità di testa e pennello. Ma non mi piace esulare il mio testo da certi riferimenti che “devono” qualcosa necessariamente al altri colleghi o che vi rimandano sensazioni già indagate. Però le superfici marine non sono rappresentate con il piglio tragico e malinconico possentiano o talaniano, ma con una serenità di fondo che rappresenta il naturale scenario di storie raccontate all’insegna dell’ottimismo e con un sottofondo ironico che consente a Rota di circoscrivere il proprio personalissimo mare in una vasca da bagno o, addirittura, in una tinozza. La stessa chiave di lettura permette alle obese donne rotiane di volare leggere su nuvole inforcate come windsurf o di volteggiare come libellule dove spira la brezza dell’ironia su minuscoli scogli mentre dialogano con una varietà infinita di pesci ammiccanti che fanno capolino in ogni angolo della tela. Corpulente e opulente, debordanti ma leggerissime donne, una sorta di grazia in movimento sapientemente costruita e orchestrata che fa, dell’intera sinfonia pittorica rotiana, una fisionomia virtuosa. Figure con valenze simboliche che si muovono in equilibrio dove non appesantiscono l’opera, anzi, quasi paradossalmente, riescono a dare una leggerezza, spinta naturalmente dall’ironia grottesca ma, mai come in questo caso, efficace. Rota esalta, in questo insieme burlesco dove si bilanciano due universi, la sua filosofia pittorica che pone le fondamenta sullo studio dei significati che hanno come obiettivo emozionare lo spettatore con il messaggio pittorico.

Filippo Lotti

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